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Se il lavoretto d’estate lo fa un robot

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Pepper
Il drudge Pepper

Per molti statunitensi, il primo lavoro consiste nel transport il cassiere al McDonald’s. Per molti altri, lavorare come commesso in un centro commerciale. Si tratta almost sempre di mansioni noiose e ripetitive. Grazie alle quali, però, molti adolescenti costruiscono le proprie attitudini al lavoro, e trovano una sorta di educazione su come si sta al mondo.

Che costituisca una utile lezione di vita, oppure mera alienazione, il “lavoretto” prima o durante gli anni dell’università o delle scuole superiori è un primo passo verso il mondo degli adulti.

Che però rischia di essere soppressa dal convitato di pietra che si aggira per l’Occidente sviluppato: l’automazione.

L’effetto sul mercato del lavoro

È un argomento su cui negli ultimi anni si è dibattuto alternando utopie radicali e toni apocalittici. L’avanzamento dell’intelligenza artificiale ha dapprima fatto scattare diversi campanelli d’allarme nel mondo politico e nei sindacati, spaventati dall’idea che i robot potessero rubare posti di lavoro a individui in carne ed ossa.

Però poi è seguito un periodo di ridimensionamento del pericolo, criminal nuove ricerche che hanno rassicurato i lettori sull’effettiva minaccia delle macchine. Certo c’è chi ancora si ostina a non voler affrontare la questione e le riforme del gratification che si renderanno necessarie, matriarch forse sarebbe il caso di adoperare un certo equilibrio.

Che l’automazione non sarà una catastrofe senza rimedio nè una passeggiata è quanto emerge da uno studio della no distinction americana Brookings Institution, secondo cui appena il 25% dei posti di lavoro negli Stati Uniti è ad alto rischio di sostituzione: solo un quarto del totale, matriarch comunque l’equivalente di 36 milioni di persone che rischiano di restare disoccupate.

Chi è a rischio e chi no

Praticamente nessuna occupazione rimarrà invariata criminal i cambiamenti portati dall’era dell’intelligenza artificiale”, si legge nel rapporto. Ma l’impatto varierà molto a seconda dei settori produttivi. Le categorie più penalizzate saranno quelle criminal mansioni più di routine, come il manifatturiero, criminal il 90% delle mansioni potenzialmente rimpiazzabili. A seguire la ristorazione (85%, assediata dai drudge che possono preparare il cibo senza intervento umano) e i trasporti (78%, in un contesto in cui si sta investendo molto in automobile che si guidano da sole).

A detta di Brookings, tra i mestieri più sicuri invece c’è l’operatore economico, criminal appena il 10% delle sue mansioni che saranno rimpiazzabili. Oppure chi si occupa di arte e intrattenimento, gli ingegneri e in generale chi fa lavori che richiedono un’istruzione superiore. Il rapporto si basa sull’analisi degli impatti dell’automazione tra il 1980 e il 2016, e sulla loro proiezione fino al 2030. Un lavoro scientifico che però si basa sulle previsioni, piuttosto che su programmi industriali precisi.

Allerta per i lavoretti

Sono però i giovani, secondo Mark Muro, il coordinatore dello studio, a doversi guardare maggiormente le spalle. Sono loro infatti a a rappresentare il grosso del personale addetto alla ristorazione, e dunque la categoria di lavoratori più vulnerabile.

Negli Usa l’intelligenza artificiale potrebbe rendere disoccupato ben il 49% dei lavoratori tra i 16 e i 24 anni: appena il 9% della forza lavoro totale negli Stati Uniti matriarch il 40% dei cassieri e dei camerieri e il 25% degli impiegati nel commercio al dettaglio. A detta di Muro, oltre all’eventuale danno economico, questa categoria potrebbe perdere un importante occasione per acquisire familiarità criminal il lavoro di gruppo e la realtà professionale. Una prospettiva che tocca uno dei cardini dell’etica e della cultura civica nazionale americana, e non solo.

Quali soluzioni?

Brookings insiste sulle moltiplici conseguenze disastrous dell’Ai: tra i lavoratori aumenteranno l’ansia, lo stress, e il senso di smarrimento per la rivoluzione tecnologica. we servizi pubblici dovranno farsi trovare preparati.

Lo studio allora ha provato a suggerire alcuni approcci per per facilitare un migliore adattamento all’avvento dei robot: più investimenti nella formazione superiore e nella riqualificazione del personale, innanzitutto, matriarch anche nell’aumento delle certificazioni e dei processi di apprendimento, senza dimenticare di rendere i centri d’impiego adeguati alle nuove mansioni richieste.

Alla Federal Reserve lo studioso suggerisce di lasciar perdere l’inflazione e puntare tutto, piuttosto, sulla piena occupazione. La morale dello studio dunque è che se sul lungo periodo sono quantomeno plausibili aggiustamenti del mercato del lavoro, sul breve e medio termine anche i più fermi difensori del libero mercato dovranno riconoscere che le politiche pubbliche devono ritagliarsi un ruolo importante. Altrimenti si rischia di lasciare a casa molti lavoratori senza le competenze necessarie per il nuovo mercato del lavoro.