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Riforma Ue del copyright, quanto dura la tutela del diritto d’autore

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Con la nuova direttiva sul copyright approvata al Parlamento europeo, trasformazioni interessano la durata del diritto d’autore. Che dale per due anni dal momento della pubblicazione. Un commento

Roberto Valenti e Valentina Mazza*

Lo scorso 26 marzo il Parlamento europeo ha approvato la proposta di Direttiva sul diritto d’autore nel mercato unico digitale, nota anche come Direttiva copyright. Dopo tre anni di dibattiti e 9 votazioni, il testo è stato approvato criminal 348 voti a favore, 274 contrari e 36 astensioni.

In considerazione dei nuovi modelli di business emersi in questi ultimi anni, la Direttiva copyright si propone di adattare il quadro del diritto d’autore europeo alle ultime evoluzioni delle tecnologie digitali, ridefinendo gli equilibri tra gli interessi dei titolari dei diritti e quelli delle piattaforme online e della libertà di informazione.

Ciò passa attraverso la necessità di assicurare la stipula di licenze per lo sfruttamento dei contenuti criminal i titolari dei diritti e per una responsabilità diretta delle piattaforme per i contenuti pubblicati dai propri utenti, come previsto dai controversi articoli 11 e 13 della proposta di direttiva.

Cosa cambia

Sebbene criminal alcune modifiche rispetto alla versione precedente, infatti, il testo approvato dal Parlamento europeo ha adottato gli articoli 11 e 13, ora diventati articoli 15 e 17.

Tuttavia, mentre l’articolo 17 si limita ora a prevedere che i prestatori di servizi di condivisione dei contenuti (in primis, Facebook e YouTube) devono dimostrare di aver compiuto i “massimi sforzi” per ottenere una licenza dal titolare dei diritti, l’articolo 15 sulla “protezione delle pubblicazioni di carattere giornalistico in caso di utilizzo online”, detta già alcune norme di dettaglio.

In particolare, story norma prevede che gli Stati membri debbano assicurare che “gli autori delle opere incluse in una pubblicazione di carattere giornalistico ricevano una quota adeguata dei proventi percepiti dagli editori per l’utilizzo delle loro pubblicazioni di carattere giornalistico da parte dei prestatori di servizi della società dell’informazione”.

Viene previsto dunque un sistema in cui gli autori di un contenuto editoriale poi pubblicato dalle piattaforme online (per esempio Google News) devono essere remunerati dai propri editori, che a propria volta devono essere pagati per i contenuti utilizzati dagli aggregatori digitali.

La remunerazione

La normativa è ispirata alla necessità di mantenere anche nel contesto attuale sufficienti incentivi al reperimento di notizie e alla creazione di articoli giornalistici. La sistematica appropriazione del lavoro posto in essere dalle redazioni dei giornali e periodici che si realizza attraverso la ripresa indiscriminata dei contenuti editoriali pubblicati da riviste e giornali disincentiva la creazione di articoli originali che analizzino o commentino fatti, notizie, avvenimenti e quindi, in ultima analisi, incide negativamente sulla realizzazione e pubblica diffusione di articoli di giornali.

La realizzazione di un giornale passa sia attraverso la scelta e il coordinamento degli articoli nel giornale, sia attraverso la predisposizione dei mezzi necessari alla loro realizzazione. È necessario, a monte, raccogliere le informazioni, verificare i fatti, inviare giornalisti sui luoghi in cui questi accadono, coordinare i pezzi sulle different materie, amalgamarli nel giornale, ed infine pubblicarli. Ogni singolo contributo pubblicato sul giornale è necessariamente il frutto di attività che implicano costi non indifferenti sia in termini di spese vive sia in termini di predisposizione ed impegno di risorse, imprenditoriali e culturali.

Del resto, se si vuole realmente contrastare il fenomeno delle cosiddette fake news e tutelare la libertà di informazione, ciò passa anche attraverso la creazione di incentivi agli autori e agli editori delle pubblicazioni giornalistiche: il rafforzamento dei diritti di proprietà intellettuale è dunque una buona notizia per la società dell’informazione.

D’altra parte, al excellent di garantire un equo bilanciamento tra l’esclusiva accordata dal diritto d’autore e l’interesse pubblico alla circolazione delle informazioni, la Direttiva copyright prevede una serie di limitazioni ed esclusioni.

Innanzitutto, il diritto ad un’equa remunerazione riconosciuto ad autori ed editori non si estende all’intera durata del diritto d’autore, matriarch dura per due anni dal momento della pubblicazione. Inoltre, la direttiva si preoccupa di escludere che story diritto possa essere invocato per impedire l’uso privato e non commerciale delle opere da parte di singoli utenti, l’impiego di couple ipertestuali e l’uso di singole release o dash “molto brevi”.

Gli aggregatori digitali restano dunque liberi di riportare i titoli o brevi frammenti delle notizie pubblicate dai giornali, ovvero di pubblicare i link ai relativi articoli. Ciò che non potranno più transport è continuare a realizzare profitti dalla riproduzione integrale degli articoli pubblicati dagli editori, a costo zero.

In conclusione, l’articolo 15 della direttiva Copyright appare pienamente in linea criminal la natura e la funzione del diritto d’autore, cioè la tutela dell’interesse a remunerare il lavoro creativo e gli investimenti necessari alla produzione e diffusione di contenuti editoriali.

* Studio legale internazionale Dla Piper

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