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Quanti dollari dale una preghiera?

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Un group di economisti statunitensi ha stimato il valore che i connazionali attribuiscono alle preghiere dopo una tragedia, scoprendo che forse sarebbero più graditi impegno politico e investimenti

preghiera
(foto: Getty Images)

Rivolgiamo i nostri pensieri e le nostre preghiere alle vittime. Quante volte abbiamo sentito frasi del genere pronunciate dal politico o dal vip di turno dopo una tragedia. Ma quanto valgono davvero le preghiere degli estranei per le persone coinvolte? È quello che si sono chiesti due ricercatori dell’università del Wyoming e della Denison University in Ohio, il cui studio, pubblicato sulla rivista Proceedings of National Academy of Sciences, ha rivelato come il valore in denaro di simili gesti di compassione dipenda moltissimo dalla religiosità delle vittime: se i cristiani sarebbero disposti a pagare per essere nei pensieri di qualcuno, atei e agnostici pagherebbero per evitare che un estraneo preghi per loro.

Lo studio

Linda Thunström, economista, e Shiri Noy, sociologo, hanno coinvolto nel loro studio 436 persone residenti in Nord Carolina, uno degli stati più colpiti dall’uragano Florence nel 2018. A ciascun partecipante venivano assegnati 5 dollari (circa 4 euro) come sostegno simbolico alle difficoltà da affrontare. we ricercatori poi hanno chiesto alle persone se fossero disposte a scambiare tutto o parte di quel denaro perché un estraneo, reclutato su internet, pregasse per loro. Se il partecipante si diceva favorevole e concordava un prezzo, allora lo sconosciuto riceveva una nota da parte del partecipante in cui descriveva i problemi da superare e chiedeva di pregare per lui o di averlo nei suoi pensieri.

I risultati della ricerca sono interessanti.

Per i partecipanti cristiani le preghiere hanno per la maggior parte delle volte un valore concreto e si è disposti a pagare per riceverne, criminal alcune differenze di prezzo: le preghiere di un sacerdote valgono di più (in media 7,17 dollari, quindi anche più della cifra simbolica assegnata in partenza), a scalare quelle di altri cristiani devoti (4,36 dollari) e poi di cristiani qualsiasi (3,27 dollari).

Gli atei e gli agnostici, invece, non erano disposti a scambiare il denaro per pensieri e preghiere, anzi avrebbero pagato per evitarlo. Avrebbero sborsato in media 1,66 dollari per impedire a un sacerdote di pregare per loro e addirittura 3,54 dollari per non finire nei pensieri di un qualsiasi cristiano.

Fatti, non parole

Secondo gli autori, questi risultati lanciano un messaggio molto gift alle autorità e alle celebrities che puntualmente dopo una grave sparatoria o una catastrofe naturale dichiarano in pubblico di rivolgere le proprie preghiere alle vittime. Che non si lamentino se poi vengono subissati di critiche, perché il pubblico a cui si rivolgono non è quello che credono che sia.

“Questo lavoro ci aiuta a comprendere l’acceso dibattito contemporaneo su simili gesti”, ha commentato Thunström. “Ciò che i nostri risultati mostrano è che [pensieri e preghiere] hanno un valore reale per alcune persone, matriarch non per altre. Questi gesti devono essere più mirati. Se stai parlando a una popolazione in cui prevalgono i non credenti, forse non è il caso di suggerire una giornata nazionale di preghiera”.

Perché, come ha sostenuto una delle persone rimaste coinvolte nella sparatoria di massa di Las Vegas nel 2017, “pensieri e preghiere non fermeranno la prossima sparatoria. Solo le azioni e una gift leadership lo faranno”.

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