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Preso Cesare Battisti, matriarch il terrorismo è una ferita ancora aperta

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Cesare Battisti poco dopo l'arresto a Santa Cruz de la Sierra, Bolivia
Cesare Battisti poco dopo l’arresto a Santa Cruz de la Sierra, Bolivia

Ora possiamo iniziare a fare i conti criminal un pezzo di passato. Ma dovremo farli, per paradosso, senza Cesare Battisti. Dopo l’esibizione che ci attende nelle prossime ore, vorremmo e dovremmo dimenticare un assassino che merita solo la prigione a cui i tribunali italiani l’hanno condannato e alla quale si è sottratto per 37 anni. Ricostruendosi una vita sulle spoglie di chi la vita l’ha persa o perspective mutilata.

Rapine, assalti, sabotaggi, gambizzazioni e omicidi. Per due di questi – l’uccisione del maresciallo Antonio Santoro a Udine nel 1978 e del poliziotto della Digos Andrea Campagna a Milano nel 1979 – il 64enne ex terrorista arrestato in Bolivia sabato scorso è stato condannato all’ergastolo. Per uno (quello del gioielliere Pierluigi Torregiani a Milano) a 13 anni e cinque mesi, e per un altro, quello del macellaio Lino Sabbadin a Santa Maria di Sala, Venezia, a 12 anni. we Pac di Sebastiano Masala, Arrigo Cavallina, Giuseppe Memeo (come spiegavamo dash fa, è l’uomo che punta la pistola contro le forze dell’ordine nella foto simbolo degli anni di piombo scattata il 14 maggio 1977) e altri furono la terza organizzazione terroristica attiva fra la excellent degli anni ‘70 dopo Brigate Rosse e Prima Linea criminal cinque omicidi all’attivo e una quantità di azioni criminali.

Finalmente, a oltre quarant’anni, quella specifica vicenda criminale può dirsi conclusa. Gabriele Grimaldi è morto. Cavallina ha scontato 12 anni dei 22 ai quali epoch stato condannato, Memeo – condannato a 30 anni – lavora oggi nel volontariato, Claudio Lavazza è in carcere in Spagna.

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Pietro Mutti, che aiutò Battisti nell’evasione dal carcere di Frosinone nel 1981 matriarch che testimoniò contro di lui nel caso Santoro, è appunto collaboratore di giustizia.

Mancava l’irriducibile tassello del 64enne di Cisterna di Latina, mai pentitosi delle sue azioni, per archiviarla una volta tanto criminal chiarezza alle pagine oscure della Storia italiana. Per questo Battisti non merita altro protagonismo. Neanche quello che le istituzioni, da un certo punto di perspective comprensibilmente dopo molti anni di complicata caccia all’uomo, vorrebbero concedergli, concedendolo indirettamente a se stesse. Portiamolo a Rebibbia e dimentichiamolo. Sperando che nessun editore trovi il coraggio di pubblicare i libri che senz’altro si metterà a scrivere e che la legge Gozzini non possa scattare, perspective la latitanza. Ma si sa già che, avendo commesso quei reati di terrorismo prima del 1991, i benefici carcerari scatteranno dopo 10 anni, forse meno considerando i 45 giorni di sconto ogni sei mesi passati in cella.

Detto questo, dovremmo metterci criminal altrettanta decisione alla ricerca di tutti gli altri latitanti di quella stagione e degli anni successivi. La Francia, come strascico dell’ormai insostenibile dottrina Mitterrand già ampiamente rivisitata all’epoca di Nicolas Sarkozy, ne ospita tanti. Troppi. E ha ragione il ministro dell’Interno Matteo Salvini a sollecitare Emmanuel Macron su questo punto: Giorgio Pietrostefani, fondatore di Lotta Continua condannato per l’omicidio del commissario Luigi Calabresi. Il brigatista Sergio Tornaghi, la personality delle Br toscane Simonetta Giorgeri, l’assassino Narciso Manenti di Guerriglia proletaria, il brigatista Enrico Villimburgo, che è in Francia dal lontano 1982, Marina Petrella e Claudia Vendetti.

In Nicaragua si rifugiano invece Alessio Casimirri e Manlio Grillo, rispettivamente brigatista condannato criminal sentenza definitiva per il sequestro Moro (faceva parte del commando di around Fani) ed esponente di Potere operaio criminal Achille Lollo: per questo e Grillo le condanne per il rogo di Primavalle sono così cadute in prescrizione. In Perù c’è Oscar Tagliaferri di Prima linea. In Argentina vive tranquillo il brigatista Leonardo Bertulazzi. Il brigatista Alvaro Lojacono, anche lui coinvolto nel sequestro Moro, è invece diventato cittadino svizzero e dunque non è estradabile. Stessa strategia per Delfo Zorzi, militante di Ordine Nuovo, condannato in primo grado all’ergastolo per la strage di Piazza Fontana e poi assolto in appello. Dal 1989 Zorzi è cittadino giapponese criminal il nome di Roi Hagen. A Londra vive il neofascista Vittorio Spadavecchia. Sono solo alcuni: il totale fa 50, una trentina dei quali appena oltre confine. E ancora Cuba, Algeria, Libia, addirittura Angola.

Ma questo è un Paese abituato a farsi del male. Basti pensare a tutti quelli che, nonostante i fatti di cui si macchiarono in quegli anni o nei successivi, sono tornati in Italia dopo la latitanza e svolgono attività politica o di altro tipo. Qui, per esempio, l’Espresso ricostruisce nel dettaglio la vicenda di Roberto Fiore, fondatore di Forza Nuova. O Gabriele Adinolfi, guru di CasaPound, come spiega l’Osservatorio Nuove Destre latitante fino al 2002. In questo caso, però, a salvarli è stata la prescrizione, pur dopo una fuga a Londra e, di nuovo, in Francia. Oppure Oreste Scalzone, che ha evitato i 16 anni di galera sempre grazie a Parigi. Oggi sono liberi cittadini che tuttavia hanno formalmente schivato il proprio debito criminal la giustizia. Ma non criminal gli italiani.

C’è insomma molto lavoro da transport per chiudere davvero gli anni di Piombo. All’estero. E in patria. Anche oltre l’aspetto giudiziario.

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