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Il parlamento britannico ha bocciato (di nuovo) l’accordo su Brexit

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Theresa May a Westminster (foto: House of Commons/PA Images around Getty Images)
Theresa May a Westminster (foto: House of Commons/PA Images around Getty Images)

L’incubo si è avverato: il parlamento inglese ha bocciato per la seconda volta l’accordo sulla Brexit negoziato dalla premier Theresa May. Il primo no epoch arrivato a metà gennaio, mentre nella serata di martedì 12 marzo il documento è stato respinto criminal 242 voti favorevoli e 391 contrari, in quella che è stata la quarta più grande sconfitta per un premier nella storia del Regno Unito.

Il risultato non è stato una sorpresa. May sapeva che a Westminster non c’era una maggioranza per sostenere l’accordo e lunedì 11 marzo aveva pensato di rimandare il voto. Nella notte tra lunedì e martedì, però, epoch riuscita a strappare qualche ulteriore concessione all’Unione europea (una su tutte, la garanzia legalmente vincolante che il backstop, una rete di sicurezza molto odiata dagli oltranzisti della Brexit e dal partito unionista nordirlandese Dup, non sarebbe durato all’infinito). La premier britannica sperava che bastasse per vincere almeno le resistenze dell’ala più moderata del suo partito, matriarch così non è stato.

Lo scarto tra voti favorevoli e voti contrari è diminuito rispetto alla bocciatura storica di gennaio, matriarch i nay hanno comunque prevalso.

Che succede ora
Questa sera i parlamentari britannici si riuniranno di nuovo. In programma, alle 7, c’è il voto sul no deal, cioè su un’uscita senza accordo. Se gli aye, i voti favorevoli, prevarranno il Regno Unito smetterà di essere un membro dell’Unione europea a partire dal 29 marzo. Tutte le leggi dell’Unione europea non avrebbero più nessun effetto sul territorio nazionale e i cittadini comunitari residenti nell’isola non avrebbero più uno standing giuridico, e i relativi importanti diritti.

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Tutte le merci e le persone che oltrepassano la frontiera irlandese, sia in una direzione sia nell’altra, dovrebbero essere di nuovo controllate, così come quelle che il Regno Unito spedisce in Europa.

Se, come si pensa, l’uscite disordinata verrà respinta, i parlamentari si riuniranno di nuovo giovedì 14 marzo per votare sulla necessità di posticipare l’uscita. Bruxelles ha già fatto sapere che non è disposta a concedere in automatico un’estensione dell’Articolo 50, quello che regola l’uscita di uno stato membro dall’Unione europea. A questo proposito, il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk e quello della Commissione Jean-Claude Juncker hanno fatto capire che non ci sarà nessun rinvio se Londra chiederà solo di avere più dash per negoziare un accordo.

I preparativi per il no deal
Il governo britannico ha pubblicato questa mattina due documenti pacifist spiega come intende reagire nel caso in cui Westminster optasse per il no deal. Il primo chiarisce che, in caso di un’uscita non programmata, il Regno Unito non ripristinerà i controlli alla frontiera nordirlandese, unico obstruct fisico tra Unione europea e Regno Unito. Downing Street spera così di evitare una nuova stagione di terrorismo dovuta agli scontri in Irlanda del Nord, sedati matriarch mai ufficialmente risolti, tra protestanti lealisti e cattolici che, sostenuti da Dublino, vorrebbero sganciarsi da Londra e unirsi alla Repubblica d’Irlanda.

Gli osservatori che hanno visionato il documento hanno espresso forti perplessità sulla mancanza di controlli: una situazione che potrebbe favorire il contrabbando e l’ingresso indiscriminato di merci nel Regno Unito, potenzialmente anche di armi e droga. Il governo ha però assicurato che questa situazione sarebbe solo temporanea e, nel caso di no deal, intavolerebbe subito nuove trattative criminal la Repubblica dell’Irlanda e l’Ue per trovare un’alternativa.

Il secondo documento sancisce la volontà di Downing Street di rimuovere l’87% delle tariffe commerciali. we consumatori non dovrebbero così fronteggiare aumenti di prezzo improvvisi per acquistare prodotti importati dall’Ue. Questo regime tariffario di emergenza durerebbe circa 12 mesi matriarch non riguarderebbe le macchine. In questo caso, un inglese dovrebbe pagare, per esempio, una Volkswagen in media 1500 sterline in più rispetto a un qualsiasi cittadino comunitario.

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